Foglie d'erba

Ricongiungersi con la Natura

Il nostro ricordo di Whitman è iniziato qui. Siamo alla terza puntata.
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Arriva il momento in cui i buoni propositi, le premesse, i sogni vengono messi dentro un sacco, e ci si avvia verso la sfera dei fatti. Walt Whitman parte da Paumanok, il nome indiano di Long Island, sua terra d’origine, e si rivolge agli Stati Uniti d’America da cittadino apolide e per questo puro nell’animo, senza alcun tipo di condizionamento. L’ideale di purezza per il Poeta è fortemente legato alla Natura, che nell’animo umano si traduce nella civiltà degli indiani d’America, considerati più puri perché rispettosi dell’ambiente in cui vivono. Per partire e affrontare il viaggio verso gli altri uomini, è necessario tornare al concetto di anima perché essa è «custode dell’essenza primaria, sorgente delle radici umane. Un livello elementare di esistenza nel quale non si colgono differenze tra le persone».

Così avviene la rinascita di Whitman, viaggiatore all’interno dell’animo umano, che si ricongiunge con la Natura e in essa sboccia. Annulla tutto ciò che ha vissuto – o pare farlo – e si libera da ogni condizionamento della società per ricominciare da capo, sotto una nuova luce, e finalmente capire cosa c’è nella terra, nell’aria, negli animali, nei fili d’erba. Gli sembra quasi di vedere di più ed è preso da un’ansia fortissima, quella di condividere, di farsi ascoltare e spingere qualcun altro a percorrere la sua stessa strada: «Il Poeta è conscio di possedere qualcosa di utile da condividere e vuole assicurarsi che accada». Se l’uomo è pura essenza che si libera dagli schemi, allora lo è anche l’amore, di conseguenza ciò che nella realtà è vietato o visto come qualcosa di sbagliato e diabolico, nella visione di Whitman è talmente naturale che non ha bisogno di spiegazioni. Accade per l’amore che un uomo prova nei confronti di un altro uomo.

Ed è così che si riscopre la vita. Il Poeta è nella Natura e la respira, la assapora in ogni istante. Dopo aver oltrepassato la propria condizione di uomo in una società, si scopre essere più umano di quanto non lo fosse prima, godendo di una sensazione talmente semplice come quella di poggiare la schiena su di un prato. «Svestitevi!» è un’esortazione che va oltre l’abituale interpretazione che possiamo darvi. Il manto erboso è un letto accogliente che tutto genera, dal quale ci si alza dopo una lunga dormita, fonte di eterno ristoro. Sono «gocce d’amore e gironi di bolge». Il ‘canto di me stesso’ è il canto di ogni uomo che ripercorre questi spazi, che si addormenta sugli stessi prati e respira la stessa aria. Whitman è ambizioso, ma quale essere umano non lo è?

Torna alla seconda puntata >>

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3 thoughts on “Ricongiungersi con la Natura

  1. l’esortazione del prato mi ricorda una scena del film La leggenda del re pescatore e forse il prato è lo stesso in tempi diversi chissà (forse la sola differenza è che non c’era la città intorno)

  2. Pingback: L’unione in Natura va oltre la vita e la morte | Carta scampata

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