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Sul bisogno di letteratura

All’infuori del cane, il libro è il migliore amico dell’uomo.
Groucho Marx

Uomo dall’ansia di conoscere per arrivare a Dio. Uomo che è inferiore, e sa di esserlo, rispetto alla Creazione. Eppure nutre il bisogno di andare oltre, crescere, emanciparsi, sapere, nell’illusione di poter diventare onnisciente. L’uomo è così, maldestro nella propria superbia, ingenuo nella propria curiosità.

Ma l’uomo è un essere incompleto, come tutti gli altri abitanti della terra, e per avvicinarsi al proprio Creatore ha bisogno di strumenti. Ecco che viene in aiuto il libro come strumento di conoscenza, in grado di colmare la distanza che sta tra l’uomo e Dio. Il libro è blasfemo nella propria presunzione di divinizzare l’uomo, oppure è l’uomo stesso a compiere una blasfemia nel considerare il libro come ciò di cui ha bisogno per raggiungere il divino. Per questo le religioni hanno dei libri sacri, e sono tali in quanto gli unici libri che possono contenere il sapere necessario per raggiungere Dio, poiché da egli stesso dettati. Ogni altro libro che venisse utilizzato per emancipare l’uomo, senza le parole delle divinità, è da considerarsi una blasfemia? L’etimologia del termine “blasfemia” sembra ricondurla a “bestemmia”, quindi offesa verso il divino. Laddove, in questo caso, l’offesa è pensare di poter fare a meno di Dio per raggiungerlo.

La storia dell’uomo è fatta di libri, che a loro volta ne condizionano il comportamento. Allora perché meravigliarsi del bisogno quasi ossessivo della lettura? È invece svilente l’esatto contrario, il rifiuto, il disinteresse, la noia per qualsiasi genere o forma di letteratura. Una reazione contronatura. La letteratura è una forma di accrescimento. Anche in questo caso ci fornisce qualche spunto utile l’etimologia. Il termine “lettera”, dal latino “lìttera” e poi “lìtera”, deriva da “lìnere”, termine che sta per “coprire, colorare, imbrattare”. Aggiungere, dare un senso a una superficie vuota come quella di un foglio bianco.

Ma i giochetti linguistici sono un divertente diletto con poco fondamento scientifico, almeno per noi che siamo poco ferrati in materia e decisamente più romantici. Per tornare al sacro, se dapprincipio il libro è stato concesso all’uomo come creazione divina, nel tempo l’uomo è riuscito a emularlo e migliorarlo, rendendolo proprio. Oggi è uno strumento fondamentale per capire il mondo, per capire l’uomo stesso e per progredire, è un veicolo. Dunque l’uomo che ha intenzione di progredire non può farne a meno. Il bisogno di letteratura è assimilabile, quindi, al bisogno di miglioramento, che è la primaria necessità dell’umana natura. L’uomo è ossessionato dal libro.

I libri migliori sono proprio quelli che dicono quel che già sappiamo.
George Orwell

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