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A.A.A. – L’architetto Antonelli diventa una graphic novel

"A.A.A. - Il diario fantastico di Alessandro Antonelli, architetto" di Fabio Geda, Marco Magnone e Ilaria Urbinati (illustrazioni) (Espress Edizioni, 2012)

“A.A.A. – Il diario fantastico di Alessandro Antonelli, architetto” di Fabio Geda, Marco Magnone e Ilaria Urbinati (illustrazioni) (Espress Edizioni, 2012)

Quel profilo che ricorda vagamente Bob Dylan sarà inevitabilmente associato ad Alessandro Antonelli. Un personaggio enigmatico, ambizioso, conosciuto grazie alle proprie imprese. Ci volevano la matita di Ilaria Urbinati e il duo composto da Fabio Geda e Marco Magnone per creare nientemeno che una graphic novel dedicata all’architetto di Ghemme, noto per le sue opere che sfidano la forza di gravità. Espress Edizioni propone il loro A.A.A. – Il diario fantastico di Alessandro Antonelli, Architetto (2012). Un piccolo racconto che seleziona alcuni dei momenti più importanti della vita di Antonelli, e lo fa attraverso gli occhi di Maurizio Puato, uno degli “angeli” della Mole Antonelliana, il quale si occupa della manutenzione esterna della cupola del simbolo di Torino, l’edificio in muratura più alto d’Europa (167,5 m).

Puato è il personaggio che accompagna il lettore verso la stella che sovrasta la Mole e tutta la città sabauda, il quale ritrova un diario scritto da Antonelli in persona durante una delle sue consuete uscite sulla cupola. I tratti a matita che sembrano ancora freschi, privi di colore, avvicinano il lettore al piacere del disegno a mano libera. Le ambientazioni e gli eventi che accompagnano la crescita del piccolo Bob Dylan novarese, il futuro “Napoleone dell’architettura”, suscitano simpatia e complicità, senza mai avere la pretesa di raccontare come sono andate le cose. Del resto, come poter raccontare una vita dedicata alla ricerca del meglio, della perfezione verso l’alto, in poco meno di 140 pagine?

Colpisce la semplicità dell’opera, che con pochi cenni biografici riesce a tracciare un percorso professionale dell’architetto e dell’uomo attraverso i momenti di svolta che ne hanno influenzato la vita e i progetti, molti dei quali mai realizzati. Sicuramente il pubblico torinese riconoscerà i luoghi della propria quotidianità, ma per una persona che torinese non è sarà sicuramente interessante scoprire quali meravigliosi progetti ha realizzato (o no) tale Alessandro Antonelli, architetto. Sì, quello della Mole, ma tu pensa, che si chiama come lui.

Alla semplicità dell’opera si accompagna un’opportuna semplicità del tratto di Ilaria Urbinati, che mostra di aver compiuto un lungo lavoro di caratterizzazione del personaggio Antonelli, sconosciuto ai più dal punto di vista umano. La scelta di non inserire i colori permette di mantenere uno stile molto meno netto delle graphic novel alle quali siamo abituati, che ricalca il disegno a mano libera che ogni lettore conosce, anche solo per averlo fatto controvoglia a scuola, obbligato dalla maestra di arte. Il risultato è la vicinanza, dell’opera e quindi dell’uomo Antonelli, uno che – chissà perché – non ti viene mai in mente quando ti chiedono di elencare i personaggi della storia di Torino, magari pescati dal periodo del Risorgimento. Eppure, guarda un po’, il simbolo della città l’ha inventato lui, se così si può dire.

Utile la presenza della bibliografia alla fine del libro, per ricordare ai lettori che ciò che hanno appena finito di leggere non è la vita di Alessandro Antonelli, ma un tentativo di ricordarla. Per gli approfondimenti, si consultino i libri di storia, grazie. Per sognare, immaginare, scoprire e appassionarsi, c’è questo bel lavoro, ottimo tentativo di riavvicinare un personaggio così carismatico alla sua città. Chissà che non ne seguano altri perché, del resto, «Come si può dormire con la testa piena di meraviglia?».

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