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Crap Dates: se Twitter crea narrazione grazie al libro

"Crap Dates" di Rhodri Marsden (Castelvecchi Ultra, 2012)

“Crap Dates” di Rhodri Marsden (Castelvecchi Ultra, 2012)

A volte si segnalano buoni prodotti editoriali per il lavoro che sta dietro l’oggettino stampato e rilegato che prendiamo dallo scaffale. È il caso di Crap Dates di Rhodri Marsden (Castelvecchi Ultra, 2012), traduzione italiana dell’originale britannico Crape Dates. Disastrous Encounters from Single Life (Simon & Schuster UK, 2012). L’autore, Rhodri Marsden, è un musicista e giornalista con un account Twitter seguito da oltre 28 mila persone. Cos’è questo libro? Una raccolta di tweet nei quali i follower di Marsden raccontano i loro appuntamenti andati male. Scene tragicomiche di gaffes, battute di cattivo gusto e imbarazzi, tratte da incontri al limite del grottesco che non potranno non trovare qualche similitudine con quello che è accaduto a chiunque di noi.

Ecco come nasce il tutto, spiega il curatore nell’introduzione: «[…] Avevo preso da un po’ l’abitudine di scrivere cose inutili su Twitter invece di tenermele per me, e quel famoso giovedì decisi di scrivere in 140 caratteri la storia del mio appuntamento andato male. Un paio di persone mi risposero con le loro storie e io li ritwittai. Ben preso l’unione delle menti della comunità di Twitter diede vita a un fantastico flusso di tweet, a un’esplosione catartica di narrazioni […]». Un gioco che prende una piega imprevista e coinvolgente, così vede la luce Crap Dates. Un libro divertente, con tweet talmente assurdi da domandarsi quanto di verità e quanto di enfasi ci sia in quei 140 caratteri. Ma fa parte del gioco.

Più che il contenuto in sé è interessante l’operazione compiuta. Partendo dai tweet, “oggetti” virtuali, astratti, fisicamente inconsistenti, si arriva a un oggetto dotato di fisicità e di una forma a noi ben nota, notissima, il libro. Un esperimento che si inserisce nell’ampio dibattito delle potenzialità narrative di Twitter. Più che un racconto, Crap Dates è un insieme di piccole scenette tratte da diversi racconti, una sorta di “candid camera” spontanea. Ci si chiede, dopo aver letto il libro e riso spesso e volentieri, quanto un tweet sia in grado di costruire un racconto senza appoggiarsi ad altri mezzi editoriali. Sembra infatti – e non solo grazie all’operazione condotta in Italia da Castelvecchi – che per dare uniformità e continuità ai tweet sia necessario utilizzare un contenitore-libro, sia esso in formato digitale o cartaceo.

A quanto pare, Twitter non è un’alternativa alla lettura dei libri o comunque dei contenuti editoriali più complessi e strutturati, ma ne è un potenziale sostegno. Anzi, può essere addirittura uno stimolo alla lettura dei libri. Esistono progetti affini a questo che in Italia hanno utilizzato proprio Twitter per stimolare la lettura: #LunaFalò e Fratelli Grimm. In questi casi abbiamo assistito a riscritture: l’utilizzo di opere già esistenti (La luna e i falò di Cesare Pavese e le Fiabe dei fratelli Grimm) per coinvolgere una comunità Twitter che, secondo calendario e criteri definiti, si è adoperata per riscrivere parti dell’opera in diversi tweet. Naturalmente dopo aver riletto il libro da riscrivere. Nel caso di #LunaFalò c’è stata una vera comunità di twitteri che ha compiuto l’operazione sotto la guida di un account deputato a questo ruolo (grazie a @PaveseCesare, @TorinoAnni10, @CecilieRusso e @CristinaTDV). Nel caso dei Fratelli Grimm un unico account ha portato avanti l’intera operazione di riscrittura (grazie a @tbonini). In entrambi i casi, però, si è reso necessario mettere ordine, ai fini della fruizione del lettore, grazie alla creazione di un libro, digitale o sotto forma di “rotolini” cartacei, prodotto dal gruppo milanese di U10, che qui spiega in cosa consista il proprio lavoro. Nel frattempo segnaliamo l’analoga operazione di riscrittura Twitter condotta da doppiozero con Marco Belpoliti sulle favole italiane raccolte da Italo Calvino.

Le caratteristiche del mezzo Twitter, quindi, impongono una struttura che il mezzo non sembra in grado di darsi. E questa architettura capace di mettere ordine è necessaria per creare una narrazione a partire dai tweet e rendere i contenuti diffusi sul sito di microblogging fruibili da un lettore in maniera coerente. Assistiamo quindi a un ritorno alla centralità del libro, espresso in maniera molto più forte proprio da Crap Dates, che addirittura ci fornisce un prodotto cartaceo nato dal web. Ci troviamo però ancora in uno stadio sperimentale. Con il passare del tempo potremmo assistere alla pubblicazione di veri e propri racconti nati da Twitter (e non frammenti o riscritture), oppure potremmo renderci conto del fatto che i cinguettii non siano in grado di creare vere e proprie storie, ma solo di evocarne altre – il che, comunque, sarebbe già un ottimo risultato.

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