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Gli oggetti di tutti e i fotogrammi poetici

“Fotogrammi | Ideas | Depictions” di Enrico Santus Aversano e Anna Utopia Giordano (Siska Editore, 2012)

Parlare di poesia è sempre molto complicato e pericoloso, si rischia di cadere nella tentazione di stabilire la volontà dell’autore. Con Fotogrammi | Ideas | Depictions (Siska Editore, 2012) cercheremo di non farlo. L’autore, Enrico Santus Aversano, stringe una collaborazione con Anna Utopia Giordano, curatrice dell’esposizione fotografica che accompagna i componimenti poetici e delle frasi (le ISO) che anticipano ogni scatto, regalando ulteriori spunti interpretativi. Ogni immagine cerca di fornire un nuovo canale di evocazione per il lettore, che diventa un fruitore nel senso più ampio del termine, dato che la formula dell’ebook consente anche l’inserimento di pezzi musicali, qui a cura di Un Artista Minimalista.

L’opera contiene 39 componimenti accompagnati da altrettante immagini; il tutto è diviso in sei sezioni di cui tre introdotte da una canzone di Un Artista Minimalista. Ci concentreremo però sull’opera poetica, lasciando la scoperta della triade testo-immagine-musica al lettore. Enrico Santus Aversano è sardo ma vive a Pisa, collabora con diversi giornali tra cui «Il Tirreno», «Il Sole 24 Ore» e «l’Unità» ed è direttore e fondatore della rivista culturale «Aeolo». C’è una grande malinconia nei suoi scritti, con un costante riferimento agli oggetti, rivestiti di un significato spesso diverso da quello originale.

Prendiamo in esame una sola poesia, per motivi di spazio, scegliendo quella che apre la raccolta, la quale può rappresentare un valido esempio dello stile dell’autore. Cerchiamo di individuarne strutture semantiche e figure retoriche.

Sono reliquie e spazzatura
i cimeli di cui riempio
le tasche dei miei viaggi.

Sempre più pesante
di ricordi
proseguo il cammino.

Possiamo ricostruire un’immagine basandoci sulla direttrice viaggi-cammino, che mette in relazione le due strofe, e un secondo percorso semantico tra cimeli e ricordi. Andando a ritroso, siamo portati a pensare che l’antitesi reliquie e spazzatura, racchiusa poi in cimeli, componga i ricordi che l’autore/protagonista porta con sé lungo il suo viaggio. Sono tanti poiché il senso di fatica è trasmesso dal quarto verso («Sempre più pesante»). Egli conserva anche la spazzatura, una catacresi che si contrappone a reliquie (oggetti preziosi) e che stride all’interno di cimeli (oggetti solitamente cari). La soluzione sta nella seconda strofa, laddove ricordi è un termine più generale e attiene a un ambito dove la volontà conta poco, perché non è detto che le situazioni spiacevoli si dimentichino a piacimento (abbandonate lungo il cammino), ma sono comunque ricordi, anche se brutti. Abitualmente si parla di ricordo come di un qualcosa di positivo, nostalgico, forse perché dei ricordi brutti si tende a non parlare.

Traspare un sentimento di rassegnazione nel continuare un cammino appesantito dai ricordi, quale è la vita, proprio perché essi si accumulano e non possono essere (totalmente) smaltiti. Ma tornando a viaggi, la rassegnazione è sorretta dal movimento, il primo impulso a proseguire. L’allegoria del viaggio suggerisce un desiderio positivo di scoperta, ma anche di evasione, forse dai ricordi che, non potendo essere cancellati, vengono infilati in tasca, secondo una metafora che fa pensare alla necessità di mettere da parte un oggetto senza abbandonarlo. Riconosciamo una prosopopea nei viaggi, che qui appaiono dotati di tasche, come fossero persone. Che ogni persona sia in realtà un viaggio? La sinestesia dell’uomo stanco che non si ferma mai è resa dalla frase «pesante di ricordi». Chiaramente un ricordo non è pesabile, ma affatica come se lo fosse. L’a capo amplifica lo stacco tra due significati apparentemente inconciliabili aumentando l’efficienza della frase nel momento in cui il lettore associa le due righe: «Sempre più pesante / di ricordi». Questa frase ha una potenza tale da dare un senso all’intera poesia, contenendo anche l’unico aggettivo (pesante) del componimento. Ci troviamo di fronte a una sorta di iperbato dove l’elemento di stacco è un segno grafico (lo spazio). I segni grafici hanno qui una grande importanze per il ritmo e per il senso.

Spendiamo l’ultimo paragrafo per il linguaggio e la disposizione delle parole. La brevità e la semplicità del componimento riescono a coinvolgere un ampio pubblico di lettori. La forza sta proprio nel meccanismo di immedesimazione che rispetta il contenuto della poesia: indipendentemente dal ceto sociale o dall’istruzione, i ricordi pesano per chiunque. Parole diverse nelle stesse posizioni di entrambe le strofe, oltre alle affinità di significato già presenti, mostrano uno schema preciso di significazione che prende per mano il lettore senza mai abbandonarlo, verso dopo verso. Un po’ quello che succede con i ricordi, viaggio dopo viaggio.

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