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La prima crescita di mamma e figlia

“La nostra prima estate” di Giulia Ottaviano (Rizzoli, 2012)

Il boom di nuovi autori stimolato dalla grande diffusione degli eBook in Italia concede spazio a Giulia Ottaviano. Classe 1987, padovana di Cittadella e cresciuta fra Roma, Catania, Torino e Milano, la scrittrice ha da poco pubblicato il suo primo romanzo, L’amore quando tutto crolla (Rizzoli, 2012), una settimana fa. Noi ci concentriamo però su uno dei suoi eBook, La nostra prima estate, pubblicato ai primi di luglio sempre da Rizzoli e parte della campagna di promozione che anticipava l’uscita del romanzo.

L’autrice mette in scena, in poche pagine, uno spaccato di vita che si sviluppa in pochi giorni nei quali una madre, voce narrante, porta in vacanza sua figlia, Marianna, divisa tra i complessi dell’età pre-adolescenziale e la spensieratezza della villeggiatura estiva. La particolarità di questo breve racconto è la profondità della visuale fornita al lettore, che unisce a un linguaggio ricercato e molto delicato alcune descrizioni quasi cruente e indolenti. Le due vivono insieme una perdita, quella del padre di Marianna, avvenuta meno di un anno prima, ma anche la scoperta dei dolori delle vite degli altri, quali l’abbattimento di un animale malato per una coppia di contadini.

Senza conoscere dettagli biografici dell’autrice, è possibile ipotizzare che il racconto sia ispirato a una vicenda realmente vissuta (non necessariamente in prima persona), data l’accurata descrizione dello stato d’animo della madre, che combatte i propri tormenti e si aggrappa con forza alla figlia cercando di elaborare il lutto. La chiave sta proprio nella condizione emotiva della protagonista e voce narrante, che filtra la realtà secondo i propri umori e ricordi, auto-mortificandosi per l’apparente disequilibrio della figlia. Una condizione che quindi rende opinabile il testo dal punto di vista delle ricostruzioni. Ci sono, in così poche pagine, molti non detti.

Un’ottima strategia per sfruttare il ridotto spazio a disposizione e fare leva sull’emotività del lettore, che facilmente riesce a identificarsi e comprendere il dolore della protagonista. La superiorità delle proprie ferite rispetto a quelle degli altri, convinzione comune dell’essere umano, indice di un velato solipsismo, arriva a decadere nel climax di questo racconto, ma solo a seguito di un evento traumatico che colpisce persone vicine e sconosciute. Il parallelo tra il proprio dolore e quello altrui è scontato e immediato, ma necessario.

Ecco che il focus del racconto pare quasi spostarsi dallo stato d’animo della mamma-voce narrante, tormentato da pulsioni nostalgiche e sensi di colpa, a quello della figlia, ignara e spensierata nella propria giovane età, che non si rende conto delle azioni compiute e dei cambiamenti, della propria crescita. Marianna è l’àncora di salvezza di sua madre, ma non lo sa. Forse l’ossessiva ricerca della libertà dalle catene del rimorso è, da parte della madre, una forma di egoismo che utilizza la figlia come mezzo per superare le difficoltà, puntando sull’ottenimento del suo benessere per auto-assolversi dai sensi di colpa. Ma è un egoismo utile alla crescita di entrambe.

Racconto di forte impronta psicologica, La nostra prima estate spinge il lettore, sin dalle prime righe, sull’orlo dell’abisso che mostra le intere vite di una madre e di sua figlia. Uno sguardo talmente profondo e immediato che fa venire le vertigini. È un grido sommesso, il risveglio da un sonno profondo.

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