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Erri De Luca: poesia, montagna e guerra in poco spazio

“Il turno di notte lo fanno le stelle” di Erri De Luca (Feltrinelli, 2012)

Le possibilità che si aprono grazie agli eBook vengono sperimentate anche da autori noti che offrono piccoli racconti di qualità a prezzi irrisori. La diffusione di questi prodotti non può che essere enorme. Esplorando questo nuovo mondo editoriale ci siamo imbattuti ne Il turno di notte lo fanno le stelle di Erri De Luca (Feltrinelli, 2012, € 0,99), inclusa nella collana Feltrinelli Zoom, dedicata agli eBook. Un’opera che riesce a condensare in dieci pagine un quantitativo di immagini (naturalmente fatte di parole) e sensazioni al pari di molti romanzi “cartacei” ben più lunghi.

L’autore sceglie una tecnica di scrittura che ricorda una sceneggiatura cinematografica, riducendo le descrizioni ma utilizzando un linguaggio diretto ed evocativo che stimola l’immaginazione del lettore nel ricreare interi ambienti a partire da una riga di testo. Ecco l’incipit, se così si può definire:

«ESTERNO, OSPEDALE, GIORNO
Un uomo sulla cinquantina (da ora in poi è chiamato Matthew), alto e magro, esce dall’ingresso principale, ha una valigia a rotelle.
Si volta intorno, poi alza lo sguardo in alto. Si vede che è un gesto che non fa da molto. Si massaggia il collo»
.

In poche righe il lettore è portato a inventare, nella mente, l’intero ospedale, ma anche la storia personale di Matthew e i motivi per cui alzare il collo “è un gesto che non fa da molto”. La brevità del racconto è un valore aggiunto, poiché questo genere di linguaggio diventerebbe pesante e prolisso se l’opera fosse un libro di 200 pagine; sembra invece pensata appositamente per diventare un eBook. Erri De Luca sfrutta egregiamente ogni spazio con quattro personaggi, di cui due principali, che in poche battute raccontano storie nella storia. Non servono flashback, ma accurati rimandi a scene relativamente semplici da descrivere che caratterizzano i personaggi. Persino i nomi vengono lasciati da parte, eccezion fatta per l’uomo che compare all’inizio.

Ciò che importa è la volontà dei protagonisti, che per onorare un voto fatto in sala operatoria (prima di un trapianto di cuore e della sostituzione di una valvola mitralica) decidono di scalare insieme una montagna nel caso fossero usciti vivi dall’ospedale. Non una montagna a caso, ma la cima del Lagazuoi, nel complesso delle Dolomiti, sventrata dall’esplosivo piazzato dagli Alpini nella Prima Guerra Mondiale per stanare gli austriaci. La tematica bellica emerge anche dalla citazione del poeta jugoslavo Izet Sarajlić, letta da Matthew, che durante l’assedio di Sarajevo organizzò serate di poesia che contribuirono a dare forza alla popolazione dilaniata dalla guerra (1992-1996). La poesia ricorre nel racconto anche nelle parole del marito della seconda protagonista: «La poesia è un modo più accurato di nominare le cose».

Poesia, montagna e guerra, un intreccio che si snoda attraverso i pochi dettagli che ricostruiscono le relazioni tra le persone, alle quali aggiungiamo il rapporto di Matthew con un quinto personaggio con cui “parla” abitualmente: la sua donatrice; presente grazie al cuore che gli ha donato. Il poeta Sarajlić disse: «Chi restò a fare il turno di notte per impedire l’arresto del cuore del mondo? Noi, i poeti». La chiave è qui: il cuore. Il motore che non si arresta grazie a qualcosa, le stelle, ma più che altro i sogni e la volontà di toccarli, veri artefici del movimento e della conquista (o della resistenza). Semplice e immediata, l’opera apre numerosi discorsi e in sole dieci pagine si sviluppano numerosi filoni narrativi. Come i vasi sanguigni, come le interpretazioni di una poesia, come i sentieri di montagna.

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