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L’urlo possibile della donna italiana

“Un’altra donna è possibile. Voci fuori dal coro nell’Italia del Bunga Bunga” di Paola Castiglia (Vertigo 2011)

La reazione alle difficili condizioni che le donne italiane vivono ogni giorno passa anche per i libri, ma senza troppe risposte, solo molte domande. Deve aver pensato a questo Paola Castiglia, giornalista siciliana classe 1977 che dirige lavoceweb.com e collabora con diverse testate, mentre scriveva il suo Un’altra donna è possibile. Voci fuori dal coro nell’Italia del Bunga Bunga (Vertigo 2011). Sette interviste a Margherita Hack, Carmen Consoli, Susanna Camusso, Carla Fracci, Rita Borsellino, Monica Frassoni e Rossella Muroni. Perché le donne si sottomettono a una continua delegittimazione del proprio ruolo, e della propria dignità, quasi senza battere ciglio?

Emerge un moto d’orgoglio da parte dell’autrice, manifesto dell’Italia che si indigna, che grazie alle parole delle intervistate ritrova la forza rivolgendo la propria rabbia non tanto verso chi vorrebbe sottomettere la donna, ma verso le donne che scelgono di barattare il proprio cervello con il proprio corpo. Come fosse un romanzo di formazione al contrario, dove chi “cresce” nel corso della storia è chi scrive. Il filo conduttore dei colloqui passa per la televisione e – forse eccessivamente – per Silvio Berlusconi, inteso come espressione di un sistema che considera la donna inferiore all’uomo sul piano intellettuale e ne fa sfoggio e merce grazie alla tv. Esistono donne che preferiscono approfittare della propria avvenenza per far carriera più velocemente, svilendo se stesse e danneggiando chi non lo fa. Una morale al contrario dove lo stupido è colui il quale non cerca scorciatoie.

Un discorso ampio e complesso che non viene sviscerato per questioni di spazio, ma dal quale partire per continuare a ragionare una volta concluso il libro. Considerazioni che si possono fare non solo sul ruolo della donna, ma sui sentimenti nella società odierna, come spiega Carmen Consoli: «Abbiamo venduto tutto alla televisione, al punto di disumanizzarci fino a vendere il nostro dolore. […] accettiamo tutto passivamente, abbiamo perso la capacità critica anche di fronte all’evidenza». Il libro è un’altalena di pessimismo e ottimismo che rispecchia l’atteggiamento ondivago dell’italiano in cerca di risposte, stretto tra la voglia di costruirsi un futuro e la frustrazione nel vederselo negato.

L’autrice insiste nel chiedere alle intervistate un consiglio da dare alle giovani ragazze, individuando in esse il problema e la soluzione. Le risposte che ottiene sono uno sprone che può essere declinato, più che per le sole donne, per l’intera gioventù italiana, come traspare dalle parole di Monica Frassoni: «Tutto quello che avete oggi, a cominciare dalla libertà di scelta, non è un bene che c’è sempre stato. […] Dovete conoscere quello che è stato ed essere pronte a battervi ancora, come le donne immigrate o quelle dei Paesi assediati dai regimi che si battono ogni giorno con coraggio per garantire un futuro migliore alle proprie figlie».

L’autrice, talvolta, rischia di cadere nella demonizzazione del mezzo televisivo e del berlusconismo, ma si riprende con domande intelligenti e attuali, portando la questione principale su ciò che le donne pensano delle donne. Il libro, scritto “di pancia”, è un vero e proprio urlo di protesta. Come tutti gli urli è passionale, chiassoso, coinvolgente, forse disordinato, sicuramente necessario. Un urlo che è impossibile non sentire, il cui scopo è produrre altri urli, parole, approfondimenti, discussioni. Reazioni. Un urlo che non deve essere sommerso dal silenzio. Paola Castiglia suona la sveglia alla propria generazione, ma soprattutto a quelle più giovani, avvalendosi dell’aiuto di sette autorevoli megafoni. Chi risponderà?

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