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Il serpente del giudizio di Kerouac

"Il dottor Sax" di Jack Kerouac (Mondadori 2007)

L’apice artistico di Jack Kerouac non è, come chiunque con un po’ di senso critico potrà immaginare, il celebre romanzo Sulla strada (1951), bensì, a nostro modesto parere, Il dottor Sax, pubblicato nel 1959 dopo una gestazione di circa 8 anni. Il romanzo più noto al grande pubblico non è certo il più maturo, per questo parliamo de Il dottor Sax. Abbiamo avuto la fortuna di apprezzare questo capolavoro nell’edizione italiana del 2007 stampata da Mondadori.

L’opera è un vero e proprio testamento letterario dell’autore, che affina lo stile scanzonato ed eclettico che caratterizza i suoi lavori precedenti per produrre un vero e proprio manuale della Beat generation. Se Sulla strada ne era il manifesto, con linee guida e indicazioni, Il dottor Sax ne contiene le regole definitive e inopinabili. Il romanzo è una summa dei sogni del Kerouac giovane, dei tormenti del Kerouac adolescente e delle frustrazioni e delle realizzazioni del Kerouac adulto. Pensieri e sentimenti del giovane americano degli anni ’50.

Tanti episodi legati tra loro da flussi di coscienza – che a volte rendono più difficile la lettura – tenuti insieme dal protagonista, che è anche la voce narrante e facilmente si identifica con l’autore, tormentato e incuriosito da un personaggio al limite tra la realtà e la fantasia: un uomo enigmatico ed evanescente chiamato “il dottor Sax”. Uno spettro, un sogno, un demone. Un’entità che cambia connotazione a seconda dell’età in cui la si immagina: da bambini è l’uomo nero e crescendo diventa il supereroe in grado di salvare il mondo dal grande serpente che dorme sotto terra. Un essere descritto da Kerouac che fa pensare a Quetzalcoatl, il serpente piumato, la principale divinità azteca il cui ritorno sulla terra (tema ricorrente di moltissime religioni) era considerato una sorta di giorno del giudizio.

Il libro, completamente visionario, racchiude in sé l’essenza dell’autore, ma ancor più l’essenza della Beat generation, di ciò che sarebbe voluta essere e che – forse – non è mai stata. Difficile non identificarsi con la voce narrante, non sorridere delle situazioni grottesche che Kerouac è in grado di esasperare colorandole di una fortissima satira sociale. Ci si ritrova a ridere di situazioni famigliari talmente pesanti che descritte in maniera diversa darebbero una sensazione di tremendo sconforto.

Ne viene fuori l’immagine di una persona fragile, che ha alle spalle una gioventù complicata fatta di espedienti per sopravvivere non tanto alla fame e alla miseria (che non sembrano pesare nemmeno poi troppo) quanto ai pregiudizi. Probabilmente l’omosessualità di Kerouac ha giocato un ruolo fondamentale in questa lotta prematura contro l’apparenza, spingendo il giovane americano a dimenticare in fretta il “sogno americano” per costruirne uno nuovo, tutto suo: il sogno del dottor Sax.

Il personaggio risolutore e tragico, che salta fuori all’improvviso e poi scompare, che sconfigge altri personaggi immaginari lascia però difficoltà reali. Il dottor Sax di ognuno di noi non arriva spesso, e non siamo in grado di capire quanto ci faccia piacere il suo arrivo, perché coinciderebbe con lo scontro finale in cui ci troveremmo davanti il nostro Quetzalcoatl. Nel nostro giorno del giudizio sappiamo benissimo che nessun dottor Sax potrà salvarci dal grande serpente se noi per primi non saremo diventati abbastanza forti da affrontarlo; il serpente che arriva dalla terra e che rappresenta il mondo e le sue sentenze. Un serpente con il quale condividiamo la stessa origine terrena, cosa che, forse, turbava di più l’autore, i giovani americani degli anni ’50, e turba di più noi.

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2 thoughts on “Il serpente del giudizio di Kerouac

  1. Naturalmente! Oltre a “Il dottor Sax”, che però consiglierei dopo aver letto già qualcos’altro di suo, sicuramente “I vagabndi del dharma”. E gli haiku di Kerouac (sì, era uno dei migliori autori di haiku occidentali) sono niente male.

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