Dalla persona

Lezioni calviniane

"Lezioni americane. Sei proposte per il nuovo millennio" di Italio Calvino (Mondadori 1993)

L’ultima opera conosciuta di Italo Calvino non è un romanzo, ma una raccolta dei discorsi di cinque conferenze che lo scrittore aveva preparato per il suo viaggio negli Usa, invitato dall’Università di Harvard per le Charles Eliot Poetry Lectures. Cinque lezioni, che sarebbero dovute essere sei, che non tenne mai perché morì in seguito a un ictus prima di recarsi Oltreoceano. Parliamo delle Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio (Mondadori 1993) pubblicate postume, per la prima volta, da Garzanti nel 1988. Con una nota introduttiva della moglie, Esther Calvino, da cui traiamo questa piccola citazione che spiega l’intera opera: «Questo libro riproduce il dattiloscritto come l’ho trovato. […] si trovava sulla sua scrivania, in perfetto ordine, ogni singola conferenza in una cartella trasparente, l’insieme raccolto dentro una cartella rigida, pronto per essere messo nella valigia».

C’è molto della personalità di Calvino nelle cinque lezioni così intitolate: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità (pare, secondo Esther Calvino, che la sesta si sarebbe dovuta intitolare Consistenza). Ma soprattutto il dettaglio dell’ordine e della premura (cosa che traspare dalle altre righe dell’introduzione) ci restituisce un Calvino attento e preciso, quasi ossessionato dalle conferenze che sta preparando. Dedito, anima e cuore, al lavoro che gli è stato richiesto con un entusiasmo tale da dichiarare di avere addirittura «materiale per otto lezioni».

Una personalità moderata e diretta che esprime in queste cinque lezioni l’ansia di trasmettere le proprie conoscenze. È l’ultimo esercizio di altruismo di un autore che ha sempre interpretato il proprio mestiere come una vera e propria missione. I riferimenti sono ragionati e ben dosati, la prosa eccellente, semplice e chiara, quasi a voler dimostrare la validità delle convinzioni che cerca di raccontare. Le Lezioni americane sono, di per sé, una lezione per capire Calvino, ma anche un utile manuale di istruzioni per scrivere e, soprattutto, per leggere bene. Perché è bene ricordare che l’autore affronta cinque punti che, secondo lui, reggono l’opera letteraria e vi danno valore o meno; laddove il valore si misura nella capacità di passare un messaggio, qualsiasi esso sia.

Calvino si muove con esperienza in un mondo che conosce bene perché vissuto sulla propria pelle, ma non dimentica mai quella modestia che gli impedisce di salire in cattedra e atteggiarsi a vecchio saggio che snocciola dogmi sulla vita; un’immagine che non gli apparterrebbe. Lo scrittore nato a Cuba e cresciuto in Piemonte, con una lunga carriera presso la casa editrice Einaudi, scansa queste tentazioni con una leggerezza quasi imbarazzante. Più che lezioni si tratta di discorsi che hanno forza proprio perché non ostentano l’irritante pretesa di insegnare qualcosa, ma solo il legittimo e sacrosanto diritto di raccontare gli insegnamenti ricevuti durante una lunghissima e prolifica vita letteraria. E quel “per il nuovo millennio” dà il sapore dell’eredità lasciata ai più giovani, nella consapevolezza, forse, di non poter mai arrivare in quel nuovo millennio per portare personalmente tutte le proprie conoscenze.

È un vero peccato che quella sesta lezione manchi ma, a pensarci bene, la sesta lezione può essere ciò che noi siamo riusciti ad apprendere e, soprattutto, a mettere in pratica dalle cinque precedenti (da lettori o da scrittori). La sesta lezione possiamo essere noi. E a compensare la mancanza, alla fine del libro è presente un altro capitolo, dal titolo Cominciare e finire, frutto dei ritagli recuperati da Esther Calvino, di cui riportiamo l’incipit: «Cominciare una conferenza, anzi un ciclo di conferenze, è un momento cruciale, come cominciare a scrivere un romanzo. E questo è il momento della scelta: ci è offerta la possibilità di dire tutto, in tutti i modi possibili; e dobbiamo arrivare a dire una cosa, in un modo particolare».

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