Dall'evento

L’urlo di chi non ha

"To Have and Have Not" di Ernest Hemingway (Charles Schibner's Sons, 1937)

Tra i romanzi di Ernest Hemingway, uno dei meno noti al pubblico odierno è Avere e non avere. Pubblicato a New York nel 1937, arriva in Italia nel 1945 con il titolo Chi ha e chi non ha, edito da Jandi Sapi. Dopodiché guadagna tre adattamenti cinematografici e numerose ristampe. Si tratta di un romanzo diviso in tre parti, scritte in periodi diversi, il cui filo conduttore è la presenza dello stesso protagonista, Harry Morgan. Pescatore, proprietario di un battello, senza un braccio a causa dei postumi di una sparatoria. Siamo nelle isole Key al largo della Florida (Usa), in prossimità di Cuba, durante il proibizionismo. Hemingway scrive dividendosi fra Key West (dove vive e ambienta il romanzo) e la Spagna (dove è inviato per seguire la guerra civile).

Quello di Harry Morgan è un mondo di confine schiacciato tra i divieti americani e i moti rivoluzionari dell’Havana. I cubani sono una presenza importante nel racconto, ma hanno una connotazione fortemente negativa. Il loro arrivo è sinonimo di morte, sin dalle prime righe, in nome di una rivoluzione che nessuno a Key West sente propria. Significativo il passaggio in cui uno di loro, dopo l’uccisione di un uomo per mano di un proprio compagno, afferma che uccidere fa parte della rivoluzione in nome dei lavoratori. Harry si domanda se l’uomo ucciso, lavoratore anch’egli, non avesse la stessa dignità di un lavoratore cubano.

L’accezione che Hemingway riserva alla rivoluzione cubana (che raggiungerà però il pieno compimento nel 1959) è negativa al pari della presenza sconclusionata dello Stato americano. La scarsa fiducia nello Stato si coglie quando Harry è costretto a fuggire su un battello sequestrato da quattro cubani, ed è lui stesso a non serbare speranza di salvezza nelle barche della guardia costiera, troppo lente per catturarli. A Harry toccherà far tutto da solo, soluzione riproposta spesso.

Chi non ha si trova tra Cuba e Usa, due oppositori forti che fan la guerra tra loro a spese di chi non fa parte né dell’una né dell’altra fazione, né ha risorse sufficienti a provvedere a se stesso. Harry, truffato da un americano, passa al contrabbando di alcolici e poi agli sbarchi illegali per sfamare la propria famiglia. Proprio lo Stato gli sequestra il battello, sua unica fonte di reddito. La società costringe l’uomo che non ha, per sopravvivere, a violare la legge per poi venir sopraffatto da chi quella legge ha scritto o da chi se ne ritiene al di sopra. Sono queste le persone che hanno, immuni anche al tempo che scorre, simboleggiato dai nomi assegnati alle tre parti del romanzo: Primavera, Autunno e Inverno. E se l’estate – caldo, allegria, eccitazione – appartenesse a chi non ha?

Hemingway non si ferma qui, e nel finale inserisce nuove figure. Si tratta di quattro esponenti del mondo “intellettuale”, tra i quali spicca uno scrittore, Richard Gordon, dedito all’alcool e dal carattere vizioso e scontroso. Richard vive temporaneamente a Key West ed è solito osservare con distacco ciò che gli succede attorno. Una deformazione professionale, forse. Quella vita al di sopra della realtà che conducono gli intellettuali si coglie nel momento in cui egli incontra la moglie di Harry piangente, e anziché far caso al suo dolore, ne coglie la scarsa avvenenza per utilizzarla nel romanzo che sta scrivendo.

L’autore riserva una stoccata a chi si propone di descrivere una società che non si sforza di comprendere, sfoggiando un atteggiamento supponente e superficiale. Gli scrittori (e altri come loro) sono più preoccupati di se stessi, dei propri vizi e dispiaceri personali (Richard viene lasciato dalla moglie per un altro) per vedere come realmente stanno le cose e raccontarle, dato che è questo ciò che pretendono di fare, senza farsi condizionare dai propri umori. Una sottile autocritica al ruolo dello scrittore? Constatando la grande somiglianza descrittiva fra Richard Gordon ed Ernest Hemingway, forse sì.

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