Dal momento che...

E così vorresti fare lo scrittore?

"E così vorresti fare lo scrittore?" di Charles Bukowski (Guanda, 2007)

KING OF POETS. Il Bukowski poeta è forse un personaggio non ancora abbastanza noto al pubblico italiano, che lo ha apprezzato più per i racconti che per i “sonetti”. In verità, i componimenti raccolti in E così vorresti fare lo scrittore? (Guanda, 2007) non sono propriamente delle poesie, ma ci tocca chiamarle così per mere questioni di definizione. Sono dei veri e propri pensieri esposti alla maniera diretta e geniale che contraddistingue l’autore americano, tra i più conosciuti e apprezzati di sempre.

Addentrandosi nelle “poesie” di Bukowski, che sono tante e a volte più riuscite, a volte un po’ meno, non si può che ricordare il vecchio Kerouac, che con le sue Poesie beat, di cui abbiamo già parlato, compiva un’operazione molto simile: sperimentando un linguaggio diverso per poi finire ad utilizzare lo stesso, efficace, di sempre. L’eredità letteraria si tramanda di generazione in generazione. Le poesie di Bukowski sono in realtà dei racconti più corti e per questo, talvolta, più efficaci e diretti.

TEST. Il componimento che dà il titolo all’intera raccolta, So you want to be a writer?, è anche il più famoso, e rappresenta una sorta di testamento letterario dell’autore, che, banalmente, mette per iscritto le regole fondamentali per fare lo scrittore. Ed è un testamento sul serio, perché la raccolta è uscita interamente postuma: è la prima parte di Sifting through the Madness for the Word, the Line, the Way (2003), che uscirà in Italia poi in altre due parti intitolate Una notte niente male (Guanda, 2008) e Cena a sbafo (Guanda, 2009).

Bukowski mette alla prova l’aspirante romanziere o poeta presentando tutte le problematiche e le “prove” da superare per testare la propria reale volontà di fare qualcosa. Qualcosa, non per forza lo scrittore, ma il sogno che ciascuno vuole realizzare senza conoscere bene le difficoltà alle quali andrà incontro. «If it doesn’t come bursting out of you/ in spite of everything/ don’t do it» è l’incipit. Qui ci imbattiamo nel limite delle traduzioni per testi di questo genere, laddove “in spite of everything” viene tradotto con “a dispetto di tutto”, ma in realtà il tono di Bukowski è più categorico: “sprezzando ogni cosa” sarebbe forse più calzante, ma non facciamo i traduttori. La frase iniziale, ma anche quelle successive, è adattabile a ogni desiderio.

MANIFESTI. Non è un caso che questa poesia sia diventata un manifesto per gli aspiranti scrittori, che purtroppo sono troppi e spesso la utilizzano come feticcio per dichiarare al mondo che vogliono scrivere libri e che ci riusciranno. Buon per loro. Noi ci fermeremo all’opera di Bukowski, che contiene altri validi testi, i quali raccontano spaccati di vita dell’autore che filtra la realtà attraverso la propria visuale cruda e così terribilmente reale. Tralasciamo i manifesti degli altri e torniamo a quelli dell’autore, che con brevissimi versi senza alcun tipo di metrica riconoscibile (nella migliore tradizione di questo straordinario innovatore), riesce in poche parole a suscitare dei veri e propri stati d’animo in chi legge, il quale poi, in base alle emozioni, riuscirà a modellare le scene di vita quotidiana descritte da Bukowski davanti ai propri occhi.

E così vorresti fare lo scrittore? non smentisce l’attitudine alla narrazione fortemente legata alla realtà di Bukowski, che con uno stile ironico e pungente esaspera, ridicolizzando, ogni attività umana. Un capovolgimento di significati che esalta e diverte, perché fatto con intelligenza per svelare le costruzioni artificiose della società umana. Ed è curioso, ma anche imbarazzante, ritrovare tanta familiarità nel linguaggio e nei pensieri di un vecchio ubriacone, quasi che a scriverli fossimo stati noi. O che a scrivere i nostri fosse stato lui.

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