Dalla persona

Diario di un cristiano blasfemo

"Diario del seduttore" di Søren Aabye Kierkegaard, nell'edizione pubblicata da Rizzoli nel 2010

BLASFEMIA. Approcciarsi a Søren Aabye Kierkegaard e al suo Diario del seduttore (abbiamo una versione pubblicata da Rizzoli nel 2010) è anche un bel modo per capire come la blasfemia possa nascere anche da parte di chi in Dio crede fermamente. L’interpretazione dei precetti biblici e la loro applicazione alla vita quotidiana era il maggiore cruccio del filosofo danese, che grazie a questa opera e ai suoi numerosi Discorsi edificanti è stato, nel XX secolo, accostato postumo all’Esistenzialismo. Tralasciando i discorsi spirituali, però, è utile aggiungere come il libro nasca anche per scandalizzare Regina Olsen, ex compagna di Kierkegaard che con lui non ebbe vita facile. Normalmente non ci interesserebbe questo dettaglio biografico, ma in questo caso ci può aiutare a capire meglio il peso di quest’opera al netto delle emozioni personali dell’autore.

Si tratta di un racconto fatto di pensieri personali – con tanto di data a mo’, appunto, di diario – e lettere del protagonista, tale Giovanni (una palese citazione del Don Giovanni di Mozart), alle prese con il corteggiamento della giovane Cordelia, di cui si innamora o sembra innamorarsi. Una storia dove l’esaltazione dell’ego personale nutrita dalla ricerca forsennata dell’emozione suscitata nell’altra persona, spinge il “seduttore” a dare un’interpretazione dell’erotismo inteso come il motore ultimo di ogni azione dell’uomo nei confronti della donna. Un’esasperazione dovuta, anche, alle vicende personali dell’autore.
ASSENZA. Il seduttore di Kierkegaard è un uomo che da un lato rispetta e venera la donna. Egli vive esclusivamente per conquistare la fanciulla di turno in quanto meritevole di questo tipo di attenzione, dal seduttore ritenuta la manifestazione più alta dell’amore. Sedurre una donna è una vera e propria arte, preclusa a chi non ha la sensibilità necessaria. Diventa una religiosa forma di adorazione che è, di conseguenza, riservata solo alle donne più pure e incontaminate nella loro femminilità. In questo senso, non è difficile riscontrare un rimando diretto e poco nascosto verso la Vergine Maria. Cordelia è la donna per eccellenza, ed è curioso rilevare come nella seconda metà del XIX secolo, nascerà in Italia un “Giornale per le giovinette” chiamato per l’appunto Cordelia, anche se non si hanno notizie su possibili influenze dell’opera di Kierkegaard su questo settimanale, che cesserà le pubblicazioni nel 1942. La giovane Cordelia, per tornare all’opera in esame, è quindi la massima espressione cristiana della femminilità.

Per converso, è chiaro che le convinzioni del seduttore partano dal presupposto che la donna sia influenzabile e “utilizzabile”, con le dovute accortezze, per i propri motivi d’amore. Un’idea ancora decisamente cristiana, che pone la donna su un gradino inferiore all’uomo. Giovanni studia il modo per far reagire Cordelia come lui vorrebbe, con l’arrogante pretesa di volerle insegnare l’erotismo e farle odiare, forse riuscendovi, le gabbie del fidanzamento. Proprio qui è forte la matrice cristiana, che considera immorale l’unione di due persone non sposate. Giovanni disprezza il fidanzamento considerandolo la tomba dell’erotismo, perché non avere più la necessità della conquista abbassa il desiderio e quindi l’amore. In compenso, il matrimonio è validissimo e più sensato. Il fidanzamento che non dichiara il futuro matrimonio è un ibrido tra questo e il corteggiamento, è deprecabile poiché non definibile secondo i canoni societari. Esattamente come impone la morale cristiana.

EROTISMO. L’erotismo cos’è? Il seduttore fonda il proprio amore sul desiderio, asserendo che finché due partner si desidereranno a vicenda, essi continueranno ad amarsi. Per rinvigorire il desiderio – anzi, per evitare che sfiorisca – Giovanni fa in modo di rompere il fidanzamento con Cordelia. Tutto al fine di insegnare a quest’ultima le delizie dell’erotismo. Si tratta di una concezione un po’ banalizzante dell’amore, architettata all’esclusivo fine di dare una spiegazione – più o meno velata – alla travagliata conclusione della storia fra Kierkegaard e Regina Olsen, ossessione che il filosofo si porterà nella tomba. Al contempo, si può azzardare che l’autore avesse voluto così motivare il rifiuto cristiano dell’unione tra due persone non sposate, identificata col fidanzamento, per renderla fruibile ai non credenti. Ma si tratta solo di ipotesi senza molti fondamenti.

Kierkegaard era noto per i propri discorsi d’interpretazione sui precetti cristiani. L’operazione che compie eliminando la “via di mezzo” tra la solitudine e il matrimonio, viene però ritenuta blasfema alla stessa maniera di chi rifiuta il matrimonio sotto l’egida ecclesiastica. Essa va a esaltare il corteggiamento e l’attrazione tra due persone non unite ufficialmente, cosa forse ancor peggiore. Probabilmente un’operazione voluta, tant’è che quest’opera, scritta nel 1843, valse al teologo, anche e soprattutto a seguito di opere successive, i peggiori attacchi da parte dei prelati danesi, incluso l’allora vescovo Jakob Peter Mynster. Negli ultimi anni di vita, Kierkegaard inasprì lo scontro con i propri avversari ecclesiastici, anche a seguito di una carriera clericale che non è mai riuscito a intraprendere. Questo spiegherebbe la palese “blasfemia” del Diario del seduttore, che appare scritto con il dichiarato intento di scandalizzare, magari Regina Olsen, magari il clero. Tralasciando i dispiaceri personali, l’opera del filosofo finisce con il ridicolizzare, esasperandoli, alcuni dogmi fondamentali del Cristianesimo. Ora è facile capire perché il clero contemporaneo ce l’avesse con lui.

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2 thoughts on “Diario di un cristiano blasfemo

  1. “La mia sofferenza è il mio maniero. Essa posa come un nido d’aquila sulla vetta di una montagna e torreggia sopra le nuvole”

    L’attaccamento prim’ancora che a Dio è alla Natura, che è Dio. E’ il concetto del Sublime come archetipo e apice dell’esperire umano, ben lontano dalle imposizioni ecclesiastiche malgrado non sia esente da una profonda fede.

    Caspar David Friedrich, che avviò ciò attraverso la pittura, era un bigotto esemplare. Eppure alle chiese preferiva le cascate.

    Il matrimonio, dunque, è necessità morale non obbligo divino. Per raggiungere l’Unione con Dio, bisogna passare attraverso l’unione con ciò che è naturale. donna compresa.

    Bell’articolo, Paolo.

  2. Grazie, ragazzo.

    Alle volte la blasfemia non è nient’altro che avvicinarsi alla Verità (ammesso che ve ne sia una) più di quanto le Sacre Scritture, e i loro iloti zelanti, già non facciano…

    “Dietro un blasfemo c’è un giardino incantato”.

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