Dal momento che...

Lo strano caso degli schemi mentali diffusi

La copertina de "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte" di Mark Haddon (Einaudi 2003)

// TRADUZIONI. Il muro del linguaggio spesso impedisce di vedere la realtà come chi comunica in maniera diversa da noi. Sono rare le occasioni in cui è possibile calarsi in una visione diversa di uno stesso mondo e provare sensazioni nuove a seguito di stimoli già conosciuti. Ci viene in aiuto dalla Gran Bretagna lo scrittore e sceneggiatore televisivo Mark Haddon, che con il suo Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte(Einaudi 2003) conduce il lettore, facendogli credere di leggere un normalissimo romanzo giallo, verso un vero e proprio viaggio con Christopher Boone, ragazzino 15enne che soffre di una forma di autismo, sottostando alle regole e agli strumenti comunicativi di un individuo autistico.

Un reale problema di traduzione che supera i preconcetti tipici di chi non soffre – per propria fortuna – di determinati problemi comunicativi. L’ardua impresa compiuta da Haddon sta nell’appaltare la narrazione a un bambino affetto dalla sindrome di Asperger (che causa disturbi nel comportamento ma sviluppa a dismisura le doti di elaborazione logica) che vuole scrivere un libro a partire dall’uccisione di un cane avvenuta nel giardino della sua vicina di casa.

// GIOCO. Il lettore è all’inizio incuriosito e, forse, portato a prendere con leggerezza la traduzione del mondo operata dal giovane Christopher che quasi per gioco indossa i panni del detective per scovare l’autore del delitto. Ma i bambini, per crescere, si approcciano alla vita proprio tramite il gioco, che è una messa in scena – una riduzione in scala – della realtà. E Christopher utilizza le proprie indagini per formarsi e acquisire esperienza che gli permetterà di mettersi alla ricerca della mamma scomparsa (lui vive con il padre).

Anche chi legge subisce lo stesso processo educativo. Se prima considera i problemi di comunicazione dovuti all’autismo un grosso limite alla comprensione della realtà, col tempo scopre che i limiti si attuano solamente nel relazionarsi con gli altri, non nel vedere il mondo. Anzi, Christopher dimostra capacità matematiche precluse alle cosiddette “persone normali”. Potenzialità attribuite alla sindrome di cui soffre che – stando così le cose – da un lato è un ostacolo, dall’altro è un incredibile ventaglio di nuove possibilità.

// CERTEZZE. Il percorso de Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte (titolo originale: The Curious Incident of the Dog in the Night-Time), premio Alex (USA) nel 2004, è un sentiero di formazione, che il lettore attraversa in parallelo col protagonista e le sue crisi d’identità a seguito del crollo delle proprie, artificiose sicurezze, quando scopre che l’autore del delitto e suo padre e che questi gli ha mentito sulla madre (non è morta, è solo fuggita per evitare le difficoltà di badare a un figlio autistico). Le certezze non esistono se non nell’immaginario mentale, e il raggiungimento di questa consapevolezza induce Christopher alla fuga, così come sua madre e come, nella quotidianità, siamo portati a fuggire da ciò che le nostre certezze potrebbe minare.

Questo romanzo che, per registro linguistico, pare realmente scritto da un bambino autistico (va ricordato che, per la trama, si tratta di un libro nel libro) è una geniale rappresentazione degli schemi mentali di Christopher, svelati in maniera semplice e resi talmente accessibili da sembrare normali. Se quest’opera dimostra che è possibile utilizzare e comprendere linguaggi molto diversi dall’abitudine, basta abbandonare qualche preconcetto di troppo, allora forse è anche possibile – e nemmeno troppo complicato – vedere la realtà in altra maniera e scoprire nuove possibilità per la mente umana che talvolta vengono considerate a esclusivo appannaggio di categorie “diverse”, quindi “inferiori”. Resta da domandarsi se non sia più “da inferiori” escludere invece di considerare.

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