Dal mondo

Quando credi che lo specchio sia una finestra

La copertina di "Gomorra" di Roberto Saviano (Mondadori 2006)

// DISTANZE. Talvolta su questo sito ci leghiamo alla stretta attualità, perché certe cose proprio non riescono a passare inosservate. Paesi in provincia di Torino che si scoprono alla stessa stregua di Locri o Corleone sono un qualcosa che non si riesce a realizzare, ma che eppure è la cruda realtà che già da tempo era sotto gli occhi di tutti. Il libro è Gomorra e l’autore è Roberto Saviano, giornalista di Repubblica. L’opera, pubblicata da Mondadori nel 2006 (e poi ripubblicata nel 2010 a due anni dall’uscita dell’omonimo adattamento cinematografico diretto da Matteo Garrone), è un viaggio nel sottomondo della camorra a Napoli, che tanto sottomondo poi non è.

Il punto è che siamo portati a pensare che Gomorra sia una città lontana e indefinita, come nella Bibbia viene descritta al capitolo 19 della Genesi. Una delle “cinque città” distrutte da Dio a causa dei loro vizi, della loro perdizione e della loro vita quotidiana fatta di peccati. Ma comunque un luogo altro in cui vivono “gli altri”. Perché per Torino e dintorni le ‘ndrine calabresi sono sempre state “da un’altra parte”.

// SIMILITUDINI. L’operazione compiuta da Saviano – a causa della quale ora vive sotto scorta – ha la funzione di togliere il telo che copre ciò che tutti sanno e ignorano ogni giorno. Un libro scritto con un registro linguistico romanzato che finisce con l’avvicinare il lettore senza spaventarlo, illudendolo che si tratti di storie, magari reali, ma edulcorate. Peccato siano vere. Ma questo si percepisce dall’amarezza che trasuda tra una riga e l’altra, e chi non è di Napoli o non vive lì (o in una città simile) non può completamente calarsi nell’atmosfera che respira l’autore durante la sua lunga e pericolosa inchiesta.

Ora anche il lettore che abita nel paese della cintura torinese dove hanno arrestato questo e quello, nell’ambito della maxi operazione “Minotauro” che ieri ha portato a 148 arresti, può farsi un’idea di cosa ci sia dietro Gomorra. Perché la forza del libro sta proprio nel non perdere mai di vista la quotidianità, in cui il sistema malavitoso funziona ed è radicato perché sostenuto da un apparato omertoso e clientelare, in cui il cittadino finisce col fidarsi più della camorra che dello Stato, e in cui il politico o il funzionario, per fare carriera, ha bisogno della camorra, e lo Stato è addirittura un ostacolo.

// GOMORRE. Torino è dunque costellata da tante piccole Gomorre, finalmente ne abbiamo la conferma, e tante altre Torino sono sparse per l’Italia. Naturalmente le operazioni giudiziarie non si concluderanno con questi arresti, si spera, ma tra qualche tempo chi leggerà o rileggerà un libro come quello di cui parliamo, caso letterario spacciato come banale romanzo e svilito dopo il film dalla macchina commerciale, potrà pensare alla ‘ndrangheta di Torino, allo scioglimento per infiltrazioni mafiose di un Consiglio comunale come quello di Bardonecchia. Si confronterà con la cruda e diretta narrazione del “romanzo” e penserà di poter tranquillamente vivere in una Gomorra senza saperlo: lo scoprirà realmente con gli arresti o con il libro di un altro Saviano. Ammesso che gli interessi. Perché la malavita sta in piedi proprio perché il popolo accetta e, talvolta, condivide. L’importante è non credere di guardare fuori affacciati alla finestra, ed esprimere giudizi di conseguenza, quando invece non si sta che guardando uno specchio. Chi vuole sul serio parlare della verità?

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