Dal mondo

Se alcuni maiali si sentono più uguali degli altri

"La fattoria degli animali" di George Orwell nell'edizione italiana pubblicata da Mondadori

// REGOLE. L’uomo senza regole non è libero, non saprebbe come agire né come muoversi. Senza i limiti alla libertà individuale, non si farebbe che calpestare, ad ogni passo, la libertà di qualcun altro. Sarebbe una libertà totale e unica, nella quale si dissolverebbero le personalità. Un insulto all’essenza umana.

Esistono due sistemi di regole: uno condiviso e uno personale, che non possono combaciare, perché il secondo è un sottosistema del primo che permette di sopravvivervi, trovando espedienti per aggirare norme troppo restrittive o contestate. Il problema nasce nel momento in cui un sistema personale diventa comunitario.

// DITTATURA. George Orwell nel 1945 pubblica La fattoria degli animali, col titolo originale inglese di Animal Farm, giunto a noi nel 1947. Un romanzo satirico, con personaggi interpretati da animali che danno vita a una sorta di “rivoluzione” nella fattoria in cui sono costretti a vivere, prendendone il controllo. Pura satira che racconta la Rivoluzione d’ottobre in un linguaggio semplice e allegorico, per rendere il mondo descritto dal libro adattabile a qualsiasi situazione simile. Chi vive nelle cosiddette democrazie stenta a riconoscere la nascita di una dittatura, che in genere  finisce con l’essere sottovalutata e sbeffeggiata.

L’importanza del discorso di Orwell sta nell’accompagnamento del lettore, che viene indotto, da subito, a prendere le parti degli animali sfruttati e principalmente dei maiali, veri ispiratori della rivoluzione. Il personaggio carismatico che subito tiene in piedi la storia è Palla di neve, facilmente identificabile con Lenin. Il motore, il pensiero comunitario basato sull’utopico desiderio d’uguaglianza assoluta tra gli individui.

// INVERSIONE. Il lettore che sposa la causa dei maiali subisce una sanzione positiva nel momento in cui la rivoluzione si compie e la fattoria viene “governata” dagli animali secondo i criteri dettati da Palla di neve. Il lettore-popolo vede il maiale rivoluzionario come eroe, mettendo in secondo piano gli altri maiali. Questi ultimi però, non potendo catturare le simpatie della maggioranza, decidono di appropriarsene. Il loro sistema di regole individuale non è adattabile al sistema proposto da Palla di neve e accettato dalla comunità.

Palla di neve viene cacciato e i nuovi padroni impongono il proprio sistema in maniera autoritaria. Il lettore è spaesato, non ha più il proprio eroe. La rivoluzione nata sotto il segno della libertà diventa una nuova dittatura. Le nuove regole sono identiche a quelle vecchie e non è bastato l’interregno “libero” per insediare radici libertarie nella fattoria-società.

// OCCIDENTE IN DISCUSSIONE. Chi legge l’opera di Orwell, se non è troppo a digiuno di politica e storia, potrà trovarla persino banale. Infatti il libro non è pensato per chi conosce già la storia, ma per chi la sottovaluta o non la conosce. Chi percepisce il totalitarismo come qualcosa di talmente distante da non doversene nemmeno preoccupare.

Ma forse, in maniera più ampia, il totalitarismo è insito in ognuno di noi, perché l’affermazione del proprio sistema di regole individuali a scapito del sistema comunitario è il sogno recondito dell’uomo. Una tentazione prettamente umana, che rende i maiali del libro di Orwell addirittura antropomorfi. Ipotesi dannosa perché rompe l’equilibrio tra sistema individuale e sistema comunitario, indispensabile per la vita. Sistemi che si definiscono a vicenda e funzionano proprio perché in contrapposizione tra loro.

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