Dal momento che...

Fate attenzione al Notturno

Notturno indiano di Antonio Tabucchi (Sellerio, 1984)

// UN SOGNO COME UN ALTRO. La lontananza percepita come desiderio è ciò che più affascina l’uomo dalla notte tempi, poiché stimola il sogno. In termini geografici, in quanto prima percezione fisica che l’individuo può avere, ciò si traduce nella ricerca delle civiltà agli antipodi. L’Oriente che cerca l’Occidente, l’Occidente che cerca l’Oriente. Il Sud che vede il Nord come salvezza, il Nord che vede il Sud come luogo di fuga.

Un sentimento diffuso e ricorrente nella letteratura, lapalissiano per le opere, più o meno riuscite, che parlano di viaggi, scoperte e confronti con popoli diversi nell’illusione che siano migliori. Partendo dall’Italia capita spesso di ritrovarsi in Giappone, in Cina, o in India. Mete tipiche dell’eredità medievale.

// IL PAESE DELLE CONTRADDIZIONI. No, non sto parlando del nostro, ma di quello descritto da Antonio Tabucchi, noto intellettuale e tra i più esperti traduttori di Fernando Pessoa, celebre poeta portoghese. Lo scrittore pisano abbandona il Portogallo per spostarsi in India. Con Notturno indiano (Sellerio, 1984), Tabucchi alimenta il sogno del paese asiatico visto come luogo di viaggio mentale e spirituale, paradiso dell’introspezione.

L’opera è scritta con un linguaggio accessibile e tendente, in alcuni casi, all’evocativo. Il narratore vive in prima persona la ricerca del suo amico Xavier incrociando i personaggi più differenti, dalla prostituta Vimala Sar al fantasma del viceré delle Indie, fino ad arrivare alla fotografa Christine. Questo libercolo ha vinto nel 1987 il prix Médicis étranger, premio letterario francese.

// INSINUAZIONI. Il libro però non si conclude, lasciando il lettore disorientato, e d’altronde lo ripete più volte il narratore/autore stesso: «Questo non è un libro». E in effetti non è affatto un libro, ma un grande taccuino colmo di impressioni che annota il viaggiatore. Attraverso poche e profonde osservazioni però, il lettore si sposta idealmente nel paese asiatico assaporandone gusti e contraddizioni, sentendone gli odori, percependone disperazione e speranze.

L’allusione a qualcosa che non si può comprendere se non vivendola direttamente è molto forte. La prosa che fa pensare a un romanzo quando romanzo non è illude il lettore, che resta con l’amaro in bocca nel momento in cui scopre di aver letto “solo” un diario. Uno schiaffo al viaggiatore in pantofole. La frustrazione sta nell’aver confuso il viaggio reale con il viaggio mentale, introspettivo. Tabucchi mostra quanto sia comune la confusione tra le due possibilità, all’apparenza completamente antitetiche. E seppure sia ben chiara la distinzione, ci si rende conto, terminato il libro, di quanto sia facile farsi trarre in inganno, e ci si può scoprire più ingenui di quanto si creda. Non un libro, ma un avvertimento.

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4 thoughts on “Fate attenzione al Notturno

  1. Interessante ciò che proponi sul sogno come risposta al desiderio di colmare la distanza.
    Davvero.
    Adesso cercherò di relazionarlo a ciò che scrive Castaneda a riguardo. Per lui il sogno non era l’illusione di colmare la distanza, ma era il colmare fisicamente la distanza stessa.

    In ogni caso, l’importante è che sia lapalissiano..

    ^_-

    • Però è molto sottile la differenza, perché è comunque un qualcosa creato dalla mente per colmare una mancanza.

      Il viaggio di Castaneda è un viaggio praticamente reale perché “sentiamo” il luogo di destinazione come se lo conoscessimo a menadito. Una condizione del genere è interessante nella sua eccezionalità, perché di eccezione si tratta. Forse se riuscissimo a prendere consapevolezza delle nostre potenzialità mentali allora l’eccezionalità diverrebbe il viaggio che ho descritto io.

      Non è lapalissiano tutto ciò? 🙂

    • Ma questo può succedere solo se manchiamo di consapevolezza. Prendere coscienza di ciò che succede e che facciamo succedere è indispensabile per l’evoluzione.

      Certo che ricambierò la visita! Grazie per il commento. 😉

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