Dal momento che...

Metti le ruote alla barca

La copertina del libro di Paola Mastrocola, "Una barca nel bosco" (Guanda 2003)

// CAMBIAMENTI. In un periodo di transizione le certezze vengono messe in discussione e ci si chiede se siano mai veramente esistite. Affrontare un momento del genere è devastante, perché siamo abituati a seguire un percorso prestabilito con imprevisti già messi in conto, i quali nemmeno possono definirsi imprevisti. Ciascuno di noi ha la possibilità di modificare il proprio percorso a piacimento, provando un dolore lancinante, compiendo scelte. Laddove scegliere significa abbandonare qualcosa. Ma chi ne è veramente capace?

// COME UNA BARCA NEL BOSCO. Esiste il detto “Essere come una barca nel bosco” che significa, in soldoni, avere una voglia matta di far qualcosa ma sentirsi impantanati. Esattamente come una barca piazzata in un bosco non può muoversi da lì, perché è progettata per qualcosa di diverso. Nel 2003, Paola Mastrocola, docente di lettere a Chieri (To), ha pubblicato per Guanda Una barca nel bosco, la storia di Gaspare, un ragazzino trasferitosi con sua madre a Torino dal Sud Italia per studiare e diventare latinista. Moglie del sociologo e saggista Luca Ricolfi, la professoressa Mastrocola, con questo romanzo, ha vinto il Premio Campiello e il Premio Alassio Centolibri nel 2004.

L’adolescenza è un periodo di fortissima mutazione e Gaspare, che ha degli obiettivi ben diversi dai propri coetanei, si sente emarginato e fallisce regolarmente nel tentativo di farsi accettare dalla comunità. Non ci si può porre come obiettivo l’accettazione, perché così facendo si resta subordinati a una decisione altrui perdendo rispetto di se stessi. Anche se l’uomo è fortemente legato a questa costrizione

// MATURA ADOLESCENZA. Nonostante il protagonista del libro abbia, all’inizio della storia, 14 anni, è possibile riconoscersi in lui indipendentemente dall’età. L’astuzia dell’autrice sta nel descrivere uno scenario plausibile e tipico della gioventù, seppure, sul finale, si lasci andare a situazioni paradossali (una casa trasformata in una serra quasi senza opposizioni da parte della madre del ragazzo) che forse vanno a stridere un po’ col registro narrativo del romanzo. Da un pacato realismo si passa a un eccesso visionario, forzatura interpretabile come l’ingresso nell’utopico mondo dei sogni realizzati. Paola Mastrocola fornisce un finale poco dettagliato e quindi più che adattabile a chiunque, poiché, semplicemente, non si sa come i sogni di un individuo possano realizzarsi se si realizzeranno. Soluzione debole, anche se rende lo stesso l’idea.

Lo sforzo di Gaspare per muovere la barca dal bosco è applicabile a qualsiasi periodo della vita. Un’adolescenza che può ripresentarsi in ogni momento a dispetto dell’età, più e più volte. Essere pronti ad abbandonare qualcosa (come Gaspare abbandona i suoi tentativi di farsi accettare) è indispensabile al miglioramento, o a un tentativo di miglioramento. La semplicità della prosa ha l’effetto di tranquillizzare il lettore, che resta meglio disposto a immergersi nelle vicende di Gaspare e a riconoscersi in un ragazzino di 14 anni con un obiettivo di vita non convenzionale e proibitivo. Il rischio è sottovalutare il messaggio; ma non c’è fretta, per sentirsi come una barca nel bosco c’è sempre tempo, a quel punto non ci si potrà che ricordare di Gaspare e della sua passione per il latino con un piccolo sorriso.

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