Dall'evento

Ciao Salone, alla prossima Fiesta

La copertina di "Fiesta" nell'edizione stampata nel 2007 per Oscar Mondadori

// ARRIVEDERCI TORINO. Si chiude questa sera il XXIV Salone Internazionale del Libro che con circa 305mila visitatori ha eguagliato il risultato dell’anno scorso. Successo per l’Oval che, in questa edizione, ha esteso lo storico allestimento ospitando la mostra “1861-2011. L’Italia dei libri” e importanti luoghi d’incontro. Le domande restano però sempre le stesse, quei dieci euro d’ingresso senza l’utopico “sconto fiera” sono veramente troppi, gli stand di Russia e Palestina abbandonati a se stessi e altre discutibili scelte artistiche già dette hanno macchiato questa edizione, comunque soddisfacente. Per fare molto di più basterebbe molto di meno.

Il già dimenticato Premio Internazionale Salone del Libro, giunto alla seconda edizione, è stato assegnato allo spagnolo Javier Cercas, autore di “La velocità della luce” (2005), il suo libro più noto. Proprio dalla Spagna si parte per pensare al futuro, perché il paese iberico sarà con ogni probabilità l’ospite dell’edizione 2012 del Salone, che festeggerà il venticinquennale.

// PAMPLONA. Spagna e libri, folklore, manifestazioni e soldi, argomenti che si legano tra loro nel Salone 2011 e che ci fanno venire in mente Ernest Hemingway, autore legatissimo all’Italia. Il suo celeberrimo “Fiesta” viene pubblicato nel 1926 consacrando lo scrittore e giornalista dell’Illinois. Il libro scaturisce da una serie di viaggi che Hemingway ha compiuto in Spagna con la moglie e alcuni amici. Che cos’è Pamplona? Un’esperienza travolgente e scioccante, la corsa dei tori e dell’alcool con la gente invasata e minacciata dai bovini cornuti che, talvolta, acchiappano qualcuno e lo fanno secco.

Pamplona è la follia umana portata all’estremo che toglie la vita ai più distratti. Hemingway ne resta folgorato e ne parlerà in tutta la sua opera successiva al 1924 (anno del primo viaggio in città). L’importanza del linguaggio è fondamentale, poiché ha l’effetto, con un registro molto colorito e talvolta crudo, di avvicinare terribilmente il lettore alla realtà del sangue e della polvere, mescolati per puro diletto dell’uomo. La Spagna è il calore dell’accoglienza, è ossigeno fatto di libri, ma è anche pura crudeltà verso gli animali: i tori, ad esempio.

// ASSUEFAZIONE. L’opera del ’26 restituisce soprattutto il fascino della tortura, perché i tori terrorizzati che corrono e impazziscono per il caos umano generano nello stesso Hemingway un moto di adrenalina pura, che lo appassiona a questo genere di manifestazioni. Una delle passioni principali dello scrittore, tanto per intenderci, è la caccia, che praticava spesso quando viveva in Veneto.

Intorno al folklore di Pamplona c’è il vizio dell’alcool. Hemingway descrive taverne e bettole con ubriaconi trovati per strada svenuti come fosse una cosa normalissima; una grande voragine umana che risucchia la città portando il degrado a livelli talmente ridicoli da risultare pittoreschi e divertenti a vedersi. L’esasperazione fa passare la realtà come caricatura, concedendo un’accettazione generale che non tiene conto dei fatti, ma solo delle emozioni. Ma se vedere un toro soffrire è per taluni positivo e resta, in sé, una cosa bella, a quel punto è bene valutare da dove scaturisca l’emozione piacevole, prima di decidere di avere un’opinione. L’ubriaco è felice, ma col fegato spappolato.

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2 thoughts on “Ciao Salone, alla prossima Fiesta

  1. Aspetto sicuramente positivo è il continuo aumento di interesse verso il Salone da parte del pubblico: in un Paese in cui la media di lettura è circa di un libro all’anno (e io da solo ne leggo circa 20), vedere numeri in aumento negli ingressi (nonostante il prezzo del biglietto) è assolutamente un segno positivo.
    Purtroppo rimane ancora il problema che il Salone NON è un’occasione per comprare libri, dopotutto conviene farlo a posteriori in librerie (Fnac, Feltrinelli e supermercati offrono grandi sconti) o online (IBS è un santuario dei libri a prezzo politico). Quello che consiglierei è quindi di offrire sconti durante il Salone, chi comprerà un libro a poco prezzo là, tornerà di certo a comprare anche in altre occasioni.

  2. Infatti è per quello che dico che basterebbe molto poco per fare molto di più. Applicare il cosiddetto “sconto fiera” moltiplicherebbe i visitatori a dismisura (attirati dai libri a prezzo scontato e molto più ben disposti a pagare 10 euro) e davvero incentivando la lettura. Parliamoci chiaro, è vero che dobbiamo leggere e acculturarci, ma spendere 18-20 euro per un libro di 200 pagine che non sappiamo se ci piacerà è chiedere veramente troppo.
    Grazie per il commento!

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