Dall'evento

Cultura a 451°

La copertina di “Fahrenheit 451” stampata da Ballantine Books in occasione del 50° anniversario dalla prima pubblicazione

MEMORIA LETTERARIA. Il tema della memoria ricorre per il secondo anno consecutivo al Salone del Libro, ma con uno sguardo verso l’avvenire. “Memoria. Il seme del futuro” è il titolo della XXIV edizione della manifestazione. Spulciando la letteratura del secolo scorso, troviamo un libro che si inserisce egregiamente in questo ragionamento: il celebre Fahrenheit 451 di Ray Bradbury (1953), noto in Italia anche col titolo “Gli anni della fenice” (1966).

IL FUTURO BRUCIA. Autore anche del citatissimo “Cronache marziane” (1950), Bradbury ambienta il suo racconto in una società distopica, un ipotetico futuro in cui i libri sono vietati ed esistono apposite squadre di vigili del fuoco “al contrario” che combattono la clandestinità delle opere letterarie bruciandole. I pochi libri ancora in circolazione vengono dati alle fiamme. Una tesi vuole che 451°F sia la temperatura necessaria per distruggere qualsiasi opera cartacea, ma non ve n’è traccia nel libro; 451 è il numero che il protagonista, Guy Montag – che lavora come vigile, porta sull’elmetto.

Da dove passa la cultura? Manco a dirlo, l’unico mezzo permesso dal governo per la trasmissione di una cultura decisa a tavolino è la televisione. Bradbury restituisce l’immagine di una società addormentata dallo schermo e costantemente bombardata da informazioni distorte e selezionate da qualcuno “più in alto”. I dettagli relativi agli organi di governo e alla città di Montag sono volutamente tralasciati, permettendo così l’adattamento a qualsiasi luogo. Viene descritta una vera e propria inondazione di contenuti televisivi e abbandono del libro; un tema che suona famigliare, ma il romanzo è stato pubblicato nel 1953.

DROGA CULTURALE. Guy Montag viene però a contatto con un libro, lo legge fugacemente prima di bruciarlo. Da quel momento in poi non riuscirà più a distruggere niente. Terrà alcuni libri con sé commettendo un reato e rendendosi conto della falsità della società in cui vive. Capisce così di non aver mai amato sua moglie Clarisse – totalmente assuefatta dal tubo catodico – e fugge, ricercato, senza saper bene dove andare. È in quel momento che inizia a vedere sul serio, scoprendo un’altra società fatta di persone che conoscono a memoria innumerevoli opere letterarie già distrutte dal fuoco.

La memoria è l’unica cosa che resta oltre il libro, poiché solo in essa può continuare a vivere un qualcosa che non c’è più. La cultura salverà i fuoriusciti da quella società, che finisce con l’essere demolita, i quali avranno le conoscenze necessarie per costruire una nuova comunità portando con sé tutto quello che i loro predecessori avevano cercato di far scomparire senza alcun successo. La memoria è più forte della censura.

SALONE DI SALVEZZA. E se fosse proprio la cultura, diffusa in questi giorni al Salone del Libro, il reale appiglio per una società scevra di valori e fatta di individui in costante crisi di identità? Del resto è proprio la lunga memoria una caratteristica importante dell’uomo, che è in grado di preservare o recuperare contenuti e valori che altrimenti scomparirebbero, e che riempiono l’uomo stesso. La memoria impedisce di commettere errori passati – si spera, ma soprattutto è un’ottima assicurazione per evitare di essere presi per il naso dal primo che passa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...